La prima e ultima tappa?

Si parte. Prima tappa San Miniato – Gambassi. Quanti siano i km effettivi del percorso rimane un mistero della storia della cartografia. Secondo la guida di Marco sono 29 km, secondo la guida dell’infopoint sono 26, invece per il mio fruttivendolo sono 32. In realtà noi per arrivare dalla stazione al paese di partenza, abbiamo regalato già 4 km, e tutti in salita. Il percorso ha molte salite e il nostro Raddi in salita si esalta e incomincia a tirare, manco fosse posseduto da Pantani. Ma noi stiamo in scia, nonostante il carico eccezionale di chi non riesce a rinunciare del tutto alle comodità di casa. Camminiamo per 12 km nelle ore piú calde della giornata, e mi rendo conto che la tappa è davvero impegnativa, e non solo per la distanza e per le salite, ma soprattutto per il peso dello zaino. Dopo 15 km ho l’ impressione di portarmi sulle spalle una scimmia, oltretutto dispettosa che mi sposta la borraccia facendomela sbattere sistematicamente sul gomito. Dopo 20 km senza incontrare una forma di vita intelligente, né vedere un bar, né un chiosco, ma neanche un uomo con un carretto che gridava gelati, cominci a mangiarti “il sottobosco” (cit. Monica): melette verdi, nespole ancora acerbe, more… Arriviamo a Gambassi ormai alle 19, e sono 31 km, e chiediamo in giro informazioni su dove si trovi l’hotel. Il pizzaiolo ci dice che si trova a 1 km, la moglie lo corregge e dice che mancano 2 km, il navigatore ne conta 5 di km. E mi rendo conto che la cartografia non é mai stata una scienza esatta, dai tempi di Cristoforo Colombo. Alla fine arriviamo a destinazione, ma il bollettino é drammatico: Monica ha nelle scarpe ormai 2 zampogne. Io non credo di riuscire mai piú a mettere uno zaino sulle spalle, Marco ha un ginocchio fuori uso. Ci chiediamo come faremo il giorno dopo, e allora a cena pensiamo che l’unico anti infiammatorio che ci può salvare é un buon chianti, ma le speranze di riprendere il cammino sono pressocché nulle. La mattina dopo ci si rivede a colazione, ed é incredibile, ma tutti e 4 siamo pronti per riprendere la marcia. La via francigena é anche questa, é una mano invisibile che ti rimette in piedi, é lo spirito e la forza di queste colline, con salite e discese, un po’ come la tua vita, fatta di alti e di bassi, é l’energia di chi ha percorso la tua stessa strada che ti investe, a cui non importa il motivo per cui tu sia qui. Che tu sia un pellegrino, un turista, o un curioso viandante, segui la rotta francigena.

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