La tappa piú hard: da Siena a Buonconvento

Vi racconto della tappa piú dura in assoluto, per la difficoltà del viaggio, per le salite, per la mancanza di rifornimento d’acqua (unico punto di ristoro dopo 22 km), per l’assoluta assenza di persone e di case abitate.  All’inizio del percorso il paesaggio ti rilassa la mente e lo spirito: strada bianca e colline intorno, con la vista di Siena in alto. A me verrebbe voglia di camminare lentamente e godermi la pace di quel posto, ma c’é il Raddy che tira come un pastore tedesco, e giustamente, vista la strada da fare.  Dopo 2 ore di cammino, sempre strada bianca e colline intorno, e la vista di Siena sempre in alto. Mi viene il sospetto che la Via Francigena mi abbia fatto girare intorno alle colline, perché in linea d’aria mi sembra di essere sempre allo stesso punto. “Ci fermiamo a bere qualcosa?” mi chiede Raddy. “Qualcosa? Acqua vorrai dire! A meno che tu non ti sia portato un po’ di prosecco da Treviso” rispondo. Ci fermiamo a bere nel nulla, non c’é un albero nel giro di chilometri, solo colline arate, e balle di fieno, quelle sono ovunque. ” L’acqua é bollente, ma bevo lo stesso” dice il Raddy. Dopo un’ ora la situazione non cambia, strada bianca e le stesse identiche colline. Le balle di fieno e le fattorie con cavalli  lascerebbero sperare in qualche presenza umana, ma inspiegabilmente non si nota nessuno. Questo é lo scenario, nel quale ci muoviamo alienati io e il Raddy ormai da oltre 4 ore, come se tutti fossero scappati e tutto avessero abbandonato in vista di una imminente catastrofe. Intorno a noi un silenzio surreale e un caldo torrido. “Hai ancora acqua nella borraccia?” gli dico. “Ormai piú niente, ma ci sono delle case lí in fondo, sembra un piccolo borgo, ci sarà un bar!” E invece assolutamente niente, e sopratutto nessuno. Anche qui tutto chiuso, sembra un villaggio di zombi. Spielberg non sarebbe riuscito a riprodurre  scenografia migliore. Proseguiamo ancora, abbiamo percorso 22 km con un litro di acqua, consumando meno di una Panda, ed ecco che, alla fine di una salita, appare un’area di ristoro, e addirittura una persona che lavora fuori a un giardino di una casetta. Lo saluto, piú che altro per assicurarmi che non sia stato, anche lui, trasformato in uno zombie. Dallo sguardo sembrerebbe proprio di sí, e penso che non appena mi piegherò per bere alla fontana, ne approfitterà per mordermi al collo. Ma forse mi sono fatto suggestionare troppo, cosí ci rifocilliamo e terminiamo il percorso seguendo I binari di una ferrovia e costeggiando campi di girasole…uno scenario sicuramente piú rassicurante. Ormai in prossimità dell’arrivo, veniamo fermati da una avvenente bionda alla guida di un auto che ci sorride ammicante (non é questo il motivo per cui ho scritto “hard” nel titolo del post) e ci fa una vera e propria intervista, chiedendoci delle tappe, del cammino e dei posti attraversati. A un certo punto dal sedile posteriore sentiamo la voce di una signora anziana, che ricorda la parlata di Sora Lella, personaggio di Verdone, che suggerisce alla ragazza le domande da farci. In realtà, sarà il caldo, sarà la suggestione, sentiamo solo la voce della donna anziana, ma non riusciamo a vedere nessuno lí dietro, sul sedile posteriore, tanto da pensare che stia chiusa nel portabagagli o che la ragazza sia ventriloqua.  Alla fine ci ricongiungiamo con gli altri ragazzo e Buonconvento, destinazione finale della tappa, finalmente ci accoglie, col solito calore finora  incontrato nella terra Toscana.

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