Cerco un centro di accoglienza

La tappa di oggi é stata davvero particolare. Innanzitutto ci siamo svegliati apprendendo della dolorosa notizia della scomparsa di Robin Williams, e per chi é cresciuto, come me, con i telefilm di Mork e Mindy, é stato come aver perso un fratello maggiore. La fine di questo mito mi fa convincere sempre piú che il talento di taluni é alimentato dalla sofferenza e dal tormento interiore. La nostra giornata é stata anche segnata dal piccolo infortunio della nostra roccia Raddy, che speriamo non comprometta il proprio cammino e dall’accentuarsi dei piccoli acciacchi che hanno colpito un po’ tutti noi, dopo 11 giorni di cammino. Ma non molliamo, siamo arrivati a Capranica e puntiamo dritto a Roma… é il nostro piccolo obiettivo che tutti vogliamo raggiungere, ciascuno con le proprie personali motivazioni. Peró, di contro, oggi abbiamo fatto un’esperienza umana davvero interessante. Per la prima volta, dall’inizio del viaggio, ci siamo sentiti davvero accolti. Non so quanto possiamo identificarci nel termine, ma oggi una macchina, lungo la strada, ci ha affiancato e ci ha chiesto se eravamo pellegrini. Io mi sono sentito quasi onorato nell’essere identificato nell’immagine radicata nei secoli di queste figure impolverate che venivano avvistate entrare nei paesi. Ed ecco che quell’uomo ci invita, una volta arrivati a Vellatra, ad andare nel centro di accoglienza della parrocchia di San Francesco. Quindi, entriamo nel paese, e facciamo un po’ di domande in giro per trovare la parrocchia, come farebbe un vero pellegrino del Medioevo. Perché il vero pellegrino è straniero, viene da lontano, non conosce i luoghi e gli itinerari e deve ritrovare il suo cammino. Cosí anche noi dobbiamo cercare la nostra strada, che oggi passa da Vetralla, dalla parrocchia di San Francesco, dalle storie dei personaggi che ci accolgono come pellegrini, che non sanno nulla di noi e delle nostre storie. Cosí parliamo con Pietro, che é l’uomo che ci aveva affiancato con la macchina, che ci presenta un ragazzo, che adesso fa parte della comunitá, ma che esattamente un anno fa era un pellegrino che si trovó a passare per quello stesso posto e che fu accolto nella parrocchia. Il ragazzo ci racconta che partí dalla Francia, senza niente da perdere e senza quasi nulla in tasca, con la sola compagnia di due enormi bestioni, un San Bernardo e un altro cagnone enorme. Di tappa in tappa, si fermava a dormire nei centri di accoglienza delle parrocchie, dei conventi, gli bastava un materasso e poi la mattina dopo ripartiva alle 4 e mezza, e cosí per tre mesi con l’obiettivo di arrivare a Roma. E in quel viaggio si é portato la propria sofferenza, il proprio tormento, ma ha trovato gente che lo ha accolto senza fare troppe domande. Ma a Roma non ci é arrivato, si é fermato poco prima, in un paesino sconosciuto di poche anime, Vellatra, perché qualcuno o qualcosa gli ha fatto capire che il suo viaggio doveva finire in quel posto. A quel punto gli chiedo: “ma non ti manca di non essere arrivato a Roma?“ E lui mi risponde che a Roma ci é arrivato, in un altro momento,quando ha conosciuto, nel cammino della sua vita, una ragazza e lí ha trovato anche il suo lavoro. Adesso fa assistenza domiciliare, ed é lui che accoglie e aiuta gli altri. Ma fa ancora il pellegrino e quando deve andare al lavoro prende il pulmann da Velletra e arriva a Roma. La serata per noi altri finisce a Capranica, con una cena “imperiale“ non proprio da pellegrini, perché il pasto non fa il pellegrino. Domani mattina al risveglio faremo il punto della situazione: verificheremo l’infortunio di Raddy, lo stato delle zampogne di Monica, la contrattura di Marco, e la mia pressione.

 

2 risposte a "Cerco un centro di accoglienza"

  1. Vi devo confessare il sentimento di una certa commozione, leggendovi…Commuovere deriva dal latino “moveo cum”, una mossa fatta insieme, un movimento condiviso verso qualcosa…Troppo facile la citazione (purtroppo di un francese!) che “il viaggio di vera scoperta non è cercare posti nuovi, ma trovare nuovi occhi”…perché anche se vera sa di romantico…intendo invece quelle intuizioni rese storiche, quasi “commestibili” dall’esperienza che state facendo e che, principalmente, è proprio questo, esperienza appunto, la cosa meno scontata e più difficile della vita che sia vita…dove talvolta non si capisce se sia più forte e più utile certa bellezza che vi circonda, il clima umano indispensabile con cui procedere e con cui guardare il resto e gli altri, la sfida personale di farcela, o il bisogno di capire dove attingere energia e risorse..o forse la percezione che l ‘ideale è più concreto dell’acqua con cui idratarsi…o forse ancora l’accettazione (nemmeno questo è scontato) che di tutto questo c’è bisogno e di molto altro ancora…di tutto insomma…”dimme chi è..che ci fa sentire uniti anche se non ci conosciamo..”dice Venditti in una nota canzone, solo apparentemente dedicata alla città dove state arrivando…che solo apparentemente è una città, la più bella del mondo…vi guardo, come sono abituato, mio malgrado, come quella splendida pecora bianca…sintesi e simbolo , se ci riesco, della ragione e delle ragioni del pensiero che vi rivolgo, come ad amici. :)))

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