Ultimo atto…

Ecco arrivato il momento del ritorno. Treno verso casa, viaggio che volge alla conclusione, cammino oramai lasciato alle spalle… Arti e schiena ancora un po’ indolenzite, ma The Show Must Go On. La vita va avanti, si ritorna alle “cure” di tutti i giorni… Un po’ cambiati? Forse… Con la forte convinzione che tutto finisce, come l’eterno ciclo della vita ci insegna (polvere siete e polvere tornerete). Finiscono i viaggi, finiscono i momenti di felicità, finiscono i dolori, le passioni, gli amori e… Già pure la vita. Non sto entrando in un momento di pessimismo cosmico, nemmeno di depressione, ma la fine di qualcosa lascia sempre un segno… e una riflessione in più. Il cammino mi ha sicuramente arricchito di esperienze, di momenti indimenticabili, di persone incontrate, di luoghi visti, di pensieri, di emozioni… Il viaggio ha fatto il suo lavoro dentro e fuori di me, ha scolpito qualche ricordo e aggiunto qualche segno del tempo al mio corpo, ma, come dicevo in un post precedente, non sento che la mia vita sia cambiata, questo è solo un mattone che ho aggiunto ai tanti già posati durante la mia vita… E quello che posso fare ora e continuare ad aggiungerne con un po’ di esperienza in più…
Felice che questo viaggio mi abbia anche regalato tante immagini. Eh si perché di immagini ne ho scattate tante, alle volte pure con occhio stanco, bruciato dalla luce del sole battente. Tante foto che rimarranno a suggello di una bella impresa… Non so se belle, o “buone”, come qualcuno spesso mi suggerisce di definire le foto… Perché bello è soggettivo, ma è anche vero che la Pietà di Michelangelo non è “buona”, semmai bella, emozionante, travolgente, perfetta, disorientante… Ma magari buona no. Quindi non capisco perché per la fotografia le regole di estetica non valgono (solito sterile dibattito di forma vs contenuto? Bah), ma questa è un’altra storia che racconterò altrove magari…
Impresa si diceva, un po’ come quella di eroi, atleti, esploratori… Però di cui forse ne rimarrà temporanea traccia digitale… Nulla da tramandare ai posteri, solo una piccola sfida personale vinta, solo una vacanza diversa dal solito, solo il soddisfare la necessità di qualcosa di diverso, di vivere qualcosa di unico almeno per me… Ecco sì, forse più quello e la possibilità di vivere la mia fotografia un po’ come me la immagino… Un distratto ma lento passare del mio sguardo e il semplice soffermarsi negli istanti in cui la mia visione trova gratificazione in ciò che vede… E la registra con emozione estetica, narrativa e anche un po’ intellettuale.
Ecco questo alla fine abbiamo fatto… E ora non resta che, come ci insegna Wordsworth, raccogliere queste emozioni in un momento tranquillo e cercare (nel mio caso) di trasformarle in qualcosa che si avvicini alla poesia…

«I have said that poetry is the spontaneus overflow of powerful feelings: it takes its origin from emotion recollected into tranquillity »

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