Dal mare alla campagna

A Chatham abbiamo avuto la fortuna di alloggiare in un hotel affacciato ad un porticciolo dove tutto intorno il tempo sembrava essersi fermato, mentre la struttura all’interno era stata ristrutturata con raffinato gusto richiamando sapientemente il mare. Le camere, accoglienti, erano state rimodernate, ma ricordavano le vecchie barche: appena aprivi la porta della stanza, ti trovavi davanti tre gradini e un parapetto in legno dietro al quale si ergeva il letto e una bella finestra che lo illuminava. Svegliarsi in un posto così al mattino e’ decisamente una carica di energia. Per cui ci siamo alzati rigenerati e siamo partiti: destinazione Sittingbourne. Facciamo ancora qualche foto al porto dove il sole ci premia regalandoci riflessi nell’acqua, spettacolari. Nel frattempo ci imbattiamo in un gruppetto di donne che arriva da una corsa: sono le “medway runners”, così riportano le loro magliette gialle! Le guardiamo con insistenza soprattutto perché ci chiediamo come facciano ad essere così resistenti al freddo in quella mise leggera quando noi ci siamo praticamente vestiti con tutto il contenuto dello zaino!!! Ci rendiamo conto che siamo delle mammole! Mentre Giorgio si accorge che una ha il fisico perfetto della sua donna ideale! Ci incamminiamo quindi sotto il sole che con il vento frizzante ci vede ricoprire la testa in tutti i modi possibili, ma ci scalda il viso piacevolmente. La cittadina di Chatham e’ ordinata e ricca di iniziative probabilmente anche grazie alla presenza dell’università. Incrociamo lungo la via ciclabile diverse persone: chi passeggia, chi corre, tutti comunque attratti dalla giornata soleggiata. Arriviamo così ad un parco naturale dove decidiamo di fermarci per un veloce ristoro scoprendo invece un bellissimo spazio naturalistico dove le famiglie si ritrovano per i classici picnick o per delle lunghe passeggiate lungo l’insenatura di quello che pare essere un fiordo. Qui la bassa marea ha disegnato la sabbia e lasciato arenate delle vecchie barche e se alzi lo sguardo puoi godere della vista del mare aperto. Ci lasciamo affascinare e ci sentiamo fortunati perché solo il caso ci ha fatto fermare li. Ma dobbiamo ripartire, la strada e’ ancora tanta. Riprendiamo i nostri zaini di megapixel e via! Lungo la strada, ci rendiamo conto che Pasquetta per gli inglesi e’ la giornata dei grandi lavori: molti ritornano in famiglia e vedi i vialetti delle case stipati di auto, dove però dopo poco si riversano tutti, chi a lavare l’auto, chi a sistemare muretti di casa, giardini, finestre. Non come noi che a Pasqua e pasquetta ci si trova per grandi pranzi per poi svenire sui divano di casa o a fare passeggiate digerenti. La dinamicità degli inglesi mi stupisce ogni giorno di più ! Sarà per questo che hanno tutti una linea invidiabile? 

Finalmente cominciano ad intravedersi i verdi spazi che tanto rappresentano l’Inghilterra e le case cominciano a diradarsi senza però perdere quell’ordine e cura che le cottradistingue. Vediamo della gente camminare con i cani lungo i prati e ci spingiamo a cercare delle analogia con le nostre abitudini della pasquetta: dico ai ragazzi che secondo me stanno raccogliendo “sciopetin”, in italiano ci pare siano i “carlino”. Da qui ci perdiamo ad esaltare la bontà del risotto con i sciopetin, che per noi da quel momento diventerà erroneamente risotto con i carlino, finché Andrea ci fa notare che i carlino che avanzi dal risotto, li puoi leggere. E noi a chiedere:” in che senso Andrea? ” e lui “eh,  perché sono il Resto del carlino,no? “… Capite voi cosa può fare troppo sole e troppo vento e tanta stanchezza? Ma il camminare insieme serve anche a ritrovare il gusto delle lunghe chiacchierate anche senza senso, ma che ti strappano la risata, la riflessione e che a volte ti fanno pensare a quanto non lo si faccia più tutti nascosti dietro il telefono o il computer o presi dall’ansia del ” non c’è tempo”.

Nel frattempo un cavallo si e’ affacciato oltre il recinto e i ragazzi ne approfittano per fotografarlo e accarezzarlo. Succederà altre volte che i cavalli al passaggio dei tre uomini, si avvicinino a loro, a me invece no! Quindi o erano cavalle o loro profumavano come cavalli, chissà ! 

Finalmente arriviamo nei sobborghi di Sittingbourne. E’ vero, la gente ci guarda stranamente: alcuni di loro sono vestiti  maniche corte e pantaloncini, noi decisamente da abitanti delle Ande; credo però siano anche i colori accesi che indossiamo ad attrarre gli sguardi: due ragazzi indossano giacche celeste, con lo zaino nero e arancio, uno in rosso con lo zaino verde mela e io in fucsia con lo zaino verde! In fila indiana come la copertina di un disco dei Beatles, ai quali però facciamo un baffo, non passiamo di certo inosservati !! Prima di arrivare a Sittinbourne, c’eravamo già fermati per un veloce pranzo, in una sorta di mensa gestita da portoghesi gentili che ci parlano divertiti sfoderando le tre parole di italiano che conoscono, per cui arrivati al paese ci dirigiamo direttamente all’hotel che e’ un vecchio fienile rimodernato. Li il proprietario ci terrà a farci notare che e’ tutto arredato con mobili italiani !! Beh che dire, fa piacere vedere che ancora qualcuno ritiene il Made in Italy sinonimo di qualità, ma siamo così stanchi che ascoltiamo distrattamente anche la ragazza tedesca che ci spiega come un hostes in aereo le uscite dell’hotel e l’utilizzo del wifii! 

Qui ci riprenderemo dalla fatica e alla sera scopriremo che a Sittingbourne dopo le 20, non si mangia più e solo la benevolenza di una cameriera di un piccolo pub “the Dover castle” ci permetterà di mangiare un piatto unico… indiano! Forse lo ha fatto per ringraziarci di essere gli unici spettatori di un giovane musicista che ci sfodera un repertorio da Eric Clapton ai più contemporanei Rem e Alanis Morisette. La serata si chiuderà con un Andrea bello brillo e noi decisamente pronti per una bella dormita! Dovremo attendere però un’ora dalla fine della cena e non perché c’è l’ha prescritto il dottore, ma perché i taxi in Sittingbourne sembrano introvabili e avevamo prenotato quello dell’andata anche per il ritorno e non avevamo il suo numero di riferimento. Così abbiamo aiutato nella chiusura del locale, che chiudeva in realtà mezz’ora prima del nostro taxi, ma sempre per la gentilezza della cameriera ci e’ stato permesso di attendere all’interno del locale! I love you, gentle England. 

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