La deviazione inaspettata e una Canterbury oltre le attese

Lunedì era il giorno dell’ultima tappa. Stiamo per incamminarci verso Canterbury quando il proprietario dell’hotel dove alloggiavamo, ci convince a fare una deviazione al nostro percorso. Gli argomenti con cui ci presenta  la cittadina di Witstable ci convincono a fare un “fuori pista” veloce. Consci che non riusciremmo a chiudere la giornata tutta a piedi se aggiungessimo quella nuova meta, decidiamo di camminare qualche km fuori percorso verso una stazione ferroviaria che ci porterà in questa cittadina per poi, da lì riprendere a piedi fino a Canterbury. Così ci concediamo una visita a questo paesino, che si rivelerà essere un piccolo paesino colorato sul mare la cui specialità sono le ostriche e molti sono i posti dove puoi mangiare pesce fresco. E’ affollatissimo nonostante la giornata freddissima ! Ci rimaniamo giusto il tempo di qualche scatto e ripartiamo per Canterbury. Il freddo e’ diventato veramente pesante e cominciamo a soffrire un po’ più del solito. Ma il sapore di quello che ci aspetta ci spinge ad andare avanti anche più velocemente o forse e’ un magro tentativo per scaldarci un pò di più .  Arriviamo prima di sera all’ingresso delle mura di Canterbury che ci accoglie con tutta la sua imponenza.  Lo sguardo non sa veramente dove posarsi, la cattedrale ci lascia sospesi. Dimentichiamo il freddo e cominciamo a girare random. La cattedrale e’ chiusa alle visite, ma e’ aperta parzialmente per il vespro cantato. Così decidiamo di entrare e veniamo accolti da un giovane prete donna, che ci spiega gentilmente che possiamo visitare solo una parte della cattedrale perché al momento vi e’ la funzione religiosa. Così camminiamo nella storia immersi nell’atmosfera solenne, grazie anche al coro di Canterbury che celebra la funzione. Non vorremmo più uscire tanto e’ avvolgente il momento, ma Canterbury e’ anche fuori da lì. Quindi usciamo e non cediamo alla tentazione di andare subito in albergo, anche se, dire che siamo sfiniti e’ dire poco . Decido di fare due passi o almeno così dico a Marco che mi guarda un po’ stranito come a dire “perché finora? ” e faccio il giro della cattedrale. E meno male perché c’è veramente uno spettacolo che  avremmo rischiato di perdere.  Infatti ciò che si presenta davanti, mi toglie il fiato: passo attraverso parti adiacenti la cattedrale che mi conducono tra un giardino e l’altro, verso un chiostro di una bellezza assurda. Mi affretto e mando un sms ai miei compagni di viaggio che vedrò nella loro espressione più rapita, quando mi raggiungono al chiostro. Giriamo ancora per un po’ in questa città costruita attorno alla cattedrale e, calata la sera,  decidiamo di raggiungere l’alloggio anche questo una vera chicca. Ricorda un vecchio college con la biblioteca e tutti i comfort nelle stanze calde e moderne affacciate sulla cattedrale, con cui praticamente confina. Ci rendiamo conto di essere all’interno dell’area della cattedrale quando, uscendo per cena,  ci dicono di suonare al rientro in quanto alle 21, la cattedrale chiude.  Al momento ci chiediamo cosa c’entriamo noi con la chiusura, ma tempo dieci minuti e capiamo che effettivamente dormiamo all’interno delle mura che la circondano e ci emozioniamo all’idea di suonare al grande portone d’ingresso. Usciamo a mangiare per il gusto poi di provare quella sensazione che non tarderà a venire in quanto siamo veramente stanchi e tempo un’ora siamo già di ritorno. Emozionati, ci sentiamo come catapultati nel medioevo e ci vediamo coperti di stracci quasi impauriti, suonare all’immenso portone. Ci apre il custode che chiede di vedere le nostre credenziali per entrare: faremo vedere le chiavi dell’hotel e ci lascia passare. Entriamo e nel silenzio che ci avvolge, ci fermiamo ad ammirare la cattedrale, ora illuminata. Ci chiediamo quale grazia siamo venuti a chiedere quando abbiamo il privilegio di passare una notte qui?  Ci avviamo lentamente verso l’alloggio : stasera si dorme con la tenda aperta, controlliamo noi che nessuno disturbi quella che oramai sentiamo essere un po’ la nostra cattedrale! 

Arrivati!

Alla fine siamo arrivati. Canterbury, città che da sempre ha esercitato un certo fascino sulla mia immaginazione. L’assassinio di Thomas A Becket, la metà dei pellegrini di Chaucer, l’inizio della Via Francigena… Sono tutti fattori che ci hanno quindi spinti verso queste terre. 

Canterbury è un po’ la Roma d’Inghilterra, sede dell’Arcivescovato (massima carica religiosa anglicana), e della bellissima St. Peter, San Pietro appunto. Con il suo bel gotico, slanciato, questa cattedrale domina l’area denominata precincts, racchiusa da mura, e in cui si ritrovano tutti gli edifici religiosi più importanti, tra cui anche la Lodge, dove abbiamo prenotato il nostro soggiorno per la notte. Un privilegio, perché alle 21:00 gli antichi portoni delle porte delle mura dei precincts vengono chiuse, e solo a pochi è concesso di avere una visione notturna della cattedrale… E una cattedrale gotica di notte ha un fascino decisamente indescrivibile.

Appena arrivati in cattedrale ci ha accolto una celebrazione pasquale. E durante tutta la nostra visita ci hanno accompagnato canti dolcissimi e solenne musica di organo, tanto da quasi farci vivere un’esperienza fuori dal tempo. La cripta semi oscura sotto il coro, e le altissime navate che si perdevano sopra di noi erano lo scenario in cui tutto si svolgeva… E ci siamo ritrovati piano piano a camminare nel medio evo. Un senso di silenziosa devozione ci ha preso e lasciato con il cuore stupito e leggero. Immagino come il povero contadino del ‘300 trovandosi in un luogo così incredibile che al tempo pareva costruito dalla mano di Dio stesso, unito allo stupore fosse rapito da tal timore di Dio che l’esperienza lo lasciasse senza fiato. Non riesco nemmeno ad immaginare quali giochi di luce e ombra fossero possibili in un luogo come questo, in un’epoca che non conosceva la luce elettrica, ma affidava il proprio percepire il mondo alla luce del sole, e a quella del fuoco…

Il labirinto di chiostri e edifici che poi abbiamo visitato, sempre parte del complesso della cattedrale ha chiuso la visita con il pezzo più forte… Arcate ricamate in pietra, cunicoli, colonne e colonnine, porte e giardini, tra rovine e edifici perfettamente mantenuti hanno costituito un momento di sfogo creativo fotografico incredibilmente alto. 

Insomma, anche questo cammino ci ha portato in posti incredibilmente suggestivi e affascinanti. Felice di averlo fatto e felice di averlo condivido con i miei fantastici compagni di viaggio.  

Dal mare alla campagna

A Chatham abbiamo avuto la fortuna di alloggiare in un hotel affacciato ad un porticciolo dove tutto intorno il tempo sembrava essersi fermato, mentre la struttura all’interno era stata ristrutturata con raffinato gusto richiamando sapientemente il mare. Le camere, accoglienti, erano state rimodernate, ma ricordavano le vecchie barche: appena aprivi la porta della stanza, ti trovavi davanti tre gradini e un parapetto in legno dietro al quale si ergeva il letto e una bella finestra che lo illuminava. Svegliarsi in un posto così al mattino e’ decisamente una carica di energia. Per cui ci siamo alzati rigenerati e siamo partiti: destinazione Sittingbourne. Facciamo ancora qualche foto al porto dove il sole ci premia regalandoci riflessi nell’acqua, spettacolari. Nel frattempo ci imbattiamo in un gruppetto di donne che arriva da una corsa: sono le “medway runners”, così riportano le loro magliette gialle! Le guardiamo con insistenza soprattutto perché ci chiediamo come facciano ad essere così resistenti al freddo in quella mise leggera quando noi ci siamo praticamente vestiti con tutto il contenuto dello zaino!!! Ci rendiamo conto che siamo delle mammole! Mentre Giorgio si accorge che una ha il fisico perfetto della sua donna ideale! Ci incamminiamo quindi sotto il sole che con il vento frizzante ci vede ricoprire la testa in tutti i modi possibili, ma ci scalda il viso piacevolmente. La cittadina di Chatham e’ ordinata e ricca di iniziative probabilmente anche grazie alla presenza dell’università. Incrociamo lungo la via ciclabile diverse persone: chi passeggia, chi corre, tutti comunque attratti dalla giornata soleggiata. Arriviamo così ad un parco naturale dove decidiamo di fermarci per un veloce ristoro scoprendo invece un bellissimo spazio naturalistico dove le famiglie si ritrovano per i classici picnick o per delle lunghe passeggiate lungo l’insenatura di quello che pare essere un fiordo. Qui la bassa marea ha disegnato la sabbia e lasciato arenate delle vecchie barche e se alzi lo sguardo puoi godere della vista del mare aperto. Ci lasciamo affascinare e ci sentiamo fortunati perché solo il caso ci ha fatto fermare li. Ma dobbiamo ripartire, la strada e’ ancora tanta. Riprendiamo i nostri zaini di megapixel e via! Lungo la strada, ci rendiamo conto che Pasquetta per gli inglesi e’ la giornata dei grandi lavori: molti ritornano in famiglia e vedi i vialetti delle case stipati di auto, dove però dopo poco si riversano tutti, chi a lavare l’auto, chi a sistemare muretti di casa, giardini, finestre. Non come noi che a Pasqua e pasquetta ci si trova per grandi pranzi per poi svenire sui divano di casa o a fare passeggiate digerenti. La dinamicità degli inglesi mi stupisce ogni giorno di più ! Sarà per questo che hanno tutti una linea invidiabile? 

Finalmente cominciano ad intravedersi i verdi spazi che tanto rappresentano l’Inghilterra e le case cominciano a diradarsi senza però perdere quell’ordine e cura che le cottradistingue. Vediamo della gente camminare con i cani lungo i prati e ci spingiamo a cercare delle analogia con le nostre abitudini della pasquetta: dico ai ragazzi che secondo me stanno raccogliendo “sciopetin”, in italiano ci pare siano i “carlino”. Da qui ci perdiamo ad esaltare la bontà del risotto con i sciopetin, che per noi da quel momento diventerà erroneamente risotto con i carlino, finché Andrea ci fa notare che i carlino che avanzi dal risotto, li puoi leggere. E noi a chiedere:” in che senso Andrea? ” e lui “eh,  perché sono il Resto del carlino,no? “… Capite voi cosa può fare troppo sole e troppo vento e tanta stanchezza? Ma il camminare insieme serve anche a ritrovare il gusto delle lunghe chiacchierate anche senza senso, ma che ti strappano la risata, la riflessione e che a volte ti fanno pensare a quanto non lo si faccia più tutti nascosti dietro il telefono o il computer o presi dall’ansia del ” non c’è tempo”.

Nel frattempo un cavallo si e’ affacciato oltre il recinto e i ragazzi ne approfittano per fotografarlo e accarezzarlo. Succederà altre volte che i cavalli al passaggio dei tre uomini, si avvicinino a loro, a me invece no! Quindi o erano cavalle o loro profumavano come cavalli, chissà ! 

Finalmente arriviamo nei sobborghi di Sittingbourne. E’ vero, la gente ci guarda stranamente: alcuni di loro sono vestiti  maniche corte e pantaloncini, noi decisamente da abitanti delle Ande; credo però siano anche i colori accesi che indossiamo ad attrarre gli sguardi: due ragazzi indossano giacche celeste, con lo zaino nero e arancio, uno in rosso con lo zaino verde mela e io in fucsia con lo zaino verde! In fila indiana come la copertina di un disco dei Beatles, ai quali però facciamo un baffo, non passiamo di certo inosservati !! Prima di arrivare a Sittinbourne, c’eravamo già fermati per un veloce pranzo, in una sorta di mensa gestita da portoghesi gentili che ci parlano divertiti sfoderando le tre parole di italiano che conoscono, per cui arrivati al paese ci dirigiamo direttamente all’hotel che e’ un vecchio fienile rimodernato. Li il proprietario ci terrà a farci notare che e’ tutto arredato con mobili italiani !! Beh che dire, fa piacere vedere che ancora qualcuno ritiene il Made in Italy sinonimo di qualità, ma siamo così stanchi che ascoltiamo distrattamente anche la ragazza tedesca che ci spiega come un hostes in aereo le uscite dell’hotel e l’utilizzo del wifii! 

Qui ci riprenderemo dalla fatica e alla sera scopriremo che a Sittingbourne dopo le 20, non si mangia più e solo la benevolenza di una cameriera di un piccolo pub “the Dover castle” ci permetterà di mangiare un piatto unico… indiano! Forse lo ha fatto per ringraziarci di essere gli unici spettatori di un giovane musicista che ci sfodera un repertorio da Eric Clapton ai più contemporanei Rem e Alanis Morisette. La serata si chiuderà con un Andrea bello brillo e noi decisamente pronti per una bella dormita! Dovremo attendere però un’ora dalla fine della cena e non perché c’è l’ha prescritto il dottore, ma perché i taxi in Sittingbourne sembrano introvabili e avevamo prenotato quello dell’andata anche per il ritorno e non avevamo il suo numero di riferimento. Così abbiamo aiutato nella chiusura del locale, che chiudeva in realtà mezz’ora prima del nostro taxi, ma sempre per la gentilezza della cameriera ci e’ stato permesso di attendere all’interno del locale! I love you, gentle England. 

Tra il sacro e il magico

Arrivati alla fine del viaggio, che termina con l’immagine gotica della Cattedrale di Canterbury impressa nei nostri occhi. Ieri, arrivati di sera, abbiamo potuto contemplarla solo dall’esterno, per cui le giravamo intorno in un’atmosfera surreale di silenzio e ammirazione dei visitatori (non tanti). Siamo riusciti anche a visitare il chiostro, credo uno dei piú belli mai visti, sotto l’occhio attento di un sacerdote anglicano, una bellissima ragazza inglese, dalle sembianze quasi angeliche. Monica, che ci aveva preceduto nella visita del chiostro, ci preavvisa della presenza del sacerdote e si raccomanda di non importunarlo, e io e Andrea ci guardiamo stupiti, pensando che la fatica abbia ormai compromesso del tutto le facoltà mentali di Monica. Poi vedo la ragazza sacerdote e mi rendo conto che Monica non é ancora da ricovero coattivo.
L’albergo che ci ospita é una struttura all’interno delle mura che circondano la Cattedrale, ed é questa la ricompensa migliore per la fatica del viaggio.
E anche dalla camera del residence non riesci a non guardare le guglie e le finestre gotiche, che illuminate dal basso, fanno apparire la Cattedrale ancora piú carica di segreti e di misteri. In questa atmosfera notturna tra il sacro e il magico, la Cattedrale appare come un prezioso e maestoso libro di pietra che tramanda straordinarie e magiche storie, simboli e codici di cui ci si accorge solo dopo un’attenta lettura.
Stamattina il nostro pensiero era solo quello di entrare in Cattedrale, dopo essere stati per tutta la notte sotto la sua protezione, ovviamente non prima di aver fatto colazione con fried eggs, bacon, sausages, e oggi anche una salsiccia di sanguinaccio, che io ho assaggiato e gustato, fino a quando Marco non mi ha informato di cosa si trattasse e che ho ceduto a lui solo per assecondare il suo spirito gotico e medioevale.
Entriamo finalmente nella Cattedrale e misteriosamente non ci fanno pagare risparmiando 10 sterline. É indescrivibile la luce che
filtra dall’esterno attraverso le vetrate e i rosoni decorati, indescrivibile il fascino delle storie nei singoli riquadri delle vetrate. Oggi é la stessa luce di mille anni fa, quando, nel Medioevo, assumeva un significato simbolico, espressione del sacro ma anche del magico.
Spero di aver catturato con la mia Fuji, almeno in minima parte, quella luce cosí da poterla condividere anche con altri. Vedremo…intanto lasciamo Canterbury, ma il viaggio non é ancora finito.