Camminare è…

Camminare è vedere il mondo attorno a te mutare alla velocità dei tuoi passi.
Camminare è fatica.
Camminare è gioia ad ogni passo e ad ogni ostacolo superato.
Camminare è il sudore che ti pervade, ti entra negli occhi e brucia.
Camminare è il peso dello zaino che grava sulle tue spalle e sui tuoi fianchi, e ad ogni km diventa sempre più pesante.
Camminare è il giallo del grano tagliato.
Camminare è il vento che muove rami foglie e fronde, che ti scuote, ti spinge, ti incita e ti sfianca; il vento che sferza le radure e le nostre gambe.
Camminare è il colore della terra che cambia da paesaggio a paesaggio rossa, ocra, grigia o marrone.
Camminare è il rumoroso impeto di una cascata o il lontano brusio di un corso d’acqua.
Camminare è il sole che picchia, che scalda, che accende i colori e che brucia la pelle.
Camminare è la multiformità della vita che si svela ad un occhio non uso alla bellezza delle piccole cose.
Camminare è l’odore acre e quasi ripugnante di marcio e di immondizia che talvolta punge le tue narici.
Camminare è la vivacità dei fiori che ricamano e decorano prati, radure, tratturi, viottoli, e strade: blu, viola, rosa, giallo, rosso, arancio alcuni volte quasi radenti il flou.
Camminare è il nero dell’asfalto e il bianco della riga da seguire della statale.
Camminare è il saluto dei passanti con i loro numerosi dialetti, accenti e cadenze, e che infondo ti fanno sentire un po’ straniero… anche in patria.
Camminare sono il canto incessante delle cicale.
Camminare è uno sguardo ogni tanto al cielo, in cerca di qualche nuvola che possa dare un po’ di sollievo dal sole che picchia duro.
Camminare è il rumore soffocato del terreno sotto i tuoi piedi.
Camminare è ritmo, dei passi, della musica che hai nelle cuffie e che ti tiene compagnia, è il ritmo del battito del tuo cuore che accelera all’impazzata nelle impietose salite, e il ritmo del tuo respiro, il ritmo dei filari di alberi, dei vigneti, delle staccionate…
Camminare è solitudine anche se sei in compagnia, la solitudine di chi deve fare conto sempre e solo su se stesso.
Camminare è l’odore di resina dei cipressi, il profumo dei fiori di acacia e di tiglio, l’odore del verderame sulle viti, l’odore del catrame dell’asfalto bollente.
Camminare è il brivido delle auto che ti sfiorano a 100 km/h.
Camminare è il seguire le orme degli zoccoli dei cavalli.
Camminare è continuare a guardare per terra come un biologo e ad ogni traccia recuperare le cose lette a scuola o nelle riviste e fantasticare mille storie su animali, fiori, piante, bacche, insetti e frutti.
Camminare è salire e scendere.
Camminare è pensare, riflettere, dubitare, temere, sospirare, sentire, godere, piangere, provare dolore… nel guardarsi dentro continuamente.
Camminare è vita, e la vita è camminare.

Ma chi ha detto che è finita?

Un viaggio non mai finito quando è cominciato: il viaggio continua nei ricordi, nelle immagini, nei racconti che ancora non abbiamo scritto o raccontato. E noi ancora ne abbiamo!!! E continua anche perché ad ogni fine segue sempre un nuovo inizio e ogni passo è sempre un nuovo cammino. Magari non sarà di 350 km, ma chi lo sa … Fatemi solo riposare i piedi, per il resto… Buon cammino e a presto, eroi!

Ultimo atto…

Ecco arrivato il momento del ritorno. Treno verso casa, viaggio che volge alla conclusione, cammino oramai lasciato alle spalle… Arti e schiena ancora un po’ indolenzite, ma The Show Must Go On. La vita va avanti, si ritorna alle “cure” di tutti i giorni… Un po’ cambiati? Forse… Con la forte convinzione che tutto finisce, come l’eterno ciclo della vita ci insegna (polvere siete e polvere tornerete). Finiscono i viaggi, finiscono i momenti di felicità, finiscono i dolori, le passioni, gli amori e… Già pure la vita. Non sto entrando in un momento di pessimismo cosmico, nemmeno di depressione, ma la fine di qualcosa lascia sempre un segno… e una riflessione in più. Il cammino mi ha sicuramente arricchito di esperienze, di momenti indimenticabili, di persone incontrate, di luoghi visti, di pensieri, di emozioni… Il viaggio ha fatto il suo lavoro dentro e fuori di me, ha scolpito qualche ricordo e aggiunto qualche segno del tempo al mio corpo, ma, come dicevo in un post precedente, non sento che la mia vita sia cambiata, questo è solo un mattone che ho aggiunto ai tanti già posati durante la mia vita… E quello che posso fare ora e continuare ad aggiungerne con un po’ di esperienza in più…
Felice che questo viaggio mi abbia anche regalato tante immagini. Eh si perché di immagini ne ho scattate tante, alle volte pure con occhio stanco, bruciato dalla luce del sole battente. Tante foto che rimarranno a suggello di una bella impresa… Non so se belle, o “buone”, come qualcuno spesso mi suggerisce di definire le foto… Perché bello è soggettivo, ma è anche vero che la Pietà di Michelangelo non è “buona”, semmai bella, emozionante, travolgente, perfetta, disorientante… Ma magari buona no. Quindi non capisco perché per la fotografia le regole di estetica non valgono (solito sterile dibattito di forma vs contenuto? Bah), ma questa è un’altra storia che racconterò altrove magari…
Impresa si diceva, un po’ come quella di eroi, atleti, esploratori… Però di cui forse ne rimarrà temporanea traccia digitale… Nulla da tramandare ai posteri, solo una piccola sfida personale vinta, solo una vacanza diversa dal solito, solo il soddisfare la necessità di qualcosa di diverso, di vivere qualcosa di unico almeno per me… Ecco sì, forse più quello e la possibilità di vivere la mia fotografia un po’ come me la immagino… Un distratto ma lento passare del mio sguardo e il semplice soffermarsi negli istanti in cui la mia visione trova gratificazione in ciò che vede… E la registra con emozione estetica, narrativa e anche un po’ intellettuale.
Ecco questo alla fine abbiamo fatto… E ora non resta che, come ci insegna Wordsworth, raccogliere queste emozioni in un momento tranquillo e cercare (nel mio caso) di trasformarle in qualcosa che si avvicini alla poesia…

«I have said that poetry is the spontaneus overflow of powerful feelings: it takes its origin from emotion recollected into tranquillity »

…nel mezzo del cammin (di nostra vita)

And do I stand alone
Like a fool out in the rain
Hanging on somehow
To an ancient vow
Where there’s nothing left to gain

Un anno fa circa, la mia vita prendeva una strada diversa da quella che mi sarei aspettato, diversa da quanto progettato e immaginato… Oggi mi ritrovo, a metà di una strada di 340 km che sto percorrendo a piedi, In compagnia di tre straordinari compagni di avventura, che più che una vacanza od un semplice viaggio sembra volersi trasformare in una lezione di vita.

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Ad ogni passo, la mente, anche se fiaccata e distratta da un corpo che langue ogni giorno di più, trova la forza di vagare tra pensieri, progetti nuovi, preoccupazioni e spesso si lascia prendere dalla memoria di qualche brandello di canzone che parte in loop ipnotico… Ma molto più spesso ritorno alle letture del passato perché il tipo di cammino e il paesaggio mi riportano all’antichità: Chaucer in primis, il Pilgrim’s Progress, il Piers Plowman, fino ad arrivare ai moderni Into The Wild e On the Road, o ai testi di Thoreau e le Lyrical Ballads di Wordswords e Coleridge… Insomma parole e immagini, immagini e parole; parole che enfatizzano immagini, immagini che ispirano parole, idee che poi diventano parole e immagini assieme…
Giunto a metà di questo cammino, la stanchezza si fa sentire… Sarà che non mi ero preparato, sarà che esco da un periodo di malattia lungo e il mio corpo è debilitato (ho preso antibiotici fino a ieri), sarà che scopro di giorno in giorno che comunque la motivazione per questo viaggio è più quella del fotografo che quella spirituale…

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Ma il cammino non mi sta cambiando profondamente, anzi sta rinforzando molte mie piccole convinzioni… Al di là di tutto, il cambiamento della nostra vita avviene solo se lo vogliamo se ne sentiamo la necessità profondamente, ma allo stesso tempo non è qualcosa che possiamo comandare, o si parte per un viaggio e per magia tutto accade… Il cambiamento è frutto di un lungo percorso fatto di piccoli passi… A cui ogni tanto qualche evento, vuoi per necessità vuoi per forza maggiore, aggiunge qualche passo lungo (alle volte più lungo di quello che possiamo fare), che, volendo seguire la metafora, magari ci provoca una contrattura muscolare o uno strappo, e ci lascia delle cicatrici…
Come in viaggio, così nella vita però, chi si ferma è perduto. A poco serve guardare la strada fatta, e spesso a poco serve anche guardare troppo avanti perché non sempre la strada ci porta diretti alla meta, talune volte lungo la strada si cambia pure meta, si devia… Può anche succedere che la vista ci inganni e dove da lontano vediamo un rettilineo alle volte invece ci sia una curva… Ritorno al mio pensiero di qualche giorno fa, quindi… Un passo alla volta…
Avere ambizioni, ma mai porre troppe aspettative… Avere un obiettivo, ma mantenere flessibilità di pensiero e adattabilità… Non so se questo è ciò che un viaggio così alla fine mi insegnerà, ma per ora è quello che sento che mi stia dando… Perché la vita è un viaggio, e il viaggio è la vita, perché non sappiamo questo viaggio quando può finire, e nemmeno dove esattamente ci porterà. Se 5 anni fa mi avessero detto che oggi mi sarei trovato accampato in un vecchio casale diroccato in cima ad un colle con una vista mozzafiato sulla piana del Viterbese dopo aver completamente cambiato la mia vita in 12 mesi… Non ci avrei mai creduto. E invece credere è parola fondamentale… E mi riporta alla mia band preferita da una parte e a vedere in chiave nuova un loro celebre brano che ha segnato momenti importanti della mia vita… Mi porta a sentire la necessità di credere in me, credere e affidarmi alle mie forze e alle mie capacità, perché in questo viaggio anche se si è in gruppo alla fine si è sempre da soli, e solo a noi stessi alla fine dei giorni dovremo rendere conto.

E come diceva Fox Mulder… “I want to believe”.

And for all the roads you followed
And for all you did not find
And for all the dreams you had to leave behind