I miei tre grandi uomini

Vorrei dedicare un pensiero che vuol essere un ringraziamento di cuore ai miei tre uomini, che per 16 giorni sono stati i miei cavalieri, i miei amici, i miei giullari, i miei compagni.
C’è Andrea detto “il gladiatore”: parte per questo cammino per fare foto e un viaggio diverso e “vada come vada”, ma durante il cammino viene fuori il suo desiderio e la sua tenacia nel volercela fare a tutti i costi ad arrivare alla fine, perché il fisico c’è e lui ha tante cose da bruciare. Lui, che mentre ti ripropone tutti i successi della canzone italiana riadattandoli alle situazioni, sceglie di fare la via Francigena “quella vera”, ma fagli capire che la via vera e’ la Cassia battuta dalle auto e non quella con i cartelli con gli omini disegnati! Ma va bene così e lo assecondiamo perché nei viaggi insieme è così che si fa: ci si capisce, ci si sfoga, ci si supporta e lui, oltre ad essere stato nominato lo “spippolatore dell’anno” per la velocità con cui riesce a chattare mentre cammina, ti ascolta e ti racconta la vita a modo suo, anche con le sue foto e ha sempre la battuta pronta perché se non si affronta la vita con il sorriso, è tempo sprecato, e non passa minuto senza qualche sua battuta assurda dove le lacrime si sprecano e non c’è la fai a stare serio. Ma dentro qualche cicatrice ce l’ha e ogni passo, ogni goccia di sudore versato, lo capisci che ha un sapore diverso per lui. E’ poco avezzo al compromesso, nel quale invece è bravissimo Giorgio che con la sua calma e visione della vita, metterà da parte la stanchezza per accompagnare Andrea anche nei tratti fuori pista, dove i chilometri si triplicano. Giorgio vive la vita con lentezza, ma non si muove come un bradipo. No, la sua lentezza è assaporare la vita ogni secondo per come nasce. La fretta è nemica del bene e più di tutto lui ci ha insegnato questa filosofia di vita che ti permette di respirare a fondo e di guardare le cose e non solo vederle perché il tempo passa, scorre veloce e l’unico modo per fermarlo è viverlo un minuto alla volta. Giorgio si alza al mattino con calma, e sorridendo si siede a fare colazione mangiandosi come minimo tre quarti del tavolo della colazione dell’intero B&B e si rialza da tavola comunque con un certo languorino. È detto anche “Pollicino” per aver disseminato la via Francigena non delle sue gesta, ma dei suoi oggetti personali, dai vestiti alla tecnologia, dimostrando solo un “banale” stupore quando due giorni dopo se ne accorgeva: per circa 15 minuti non era il caso di parlargli! Cammina con calma, ma ha la resistenza di un cammello, arriva mai troppo stanco, nemmeno dopo 37 km; fotografa con il cuore e sotto la vena ironica, c’è un’intelligenza vivace; potresti rimanere ore ad ascoltarlo perché con la sua semplicità ti può parlare di nulla e di tutto, tanto che ti sembra di essere a una puntate di Sky arte o super quark. Lui, che del bosco mangia tutto e segue le tracce degli animali sapendo dire cos’hanno mangiato a pranzo! Se poi gli si affianca Marco partono i latinismi e le analisi semantiche delle parole e passano dalla biologia alla filologia dove Marco “docet” (unica parola in latino di mia conoscenza ahimè). E così passano in rassegna anche il sesso degli angeli, non senza l’ironico aiuto di Andrea, ritornando poi nel pianeta terra dove anche Marco diventa più umano. Quest’ultimo, che dalla fotografia è stato scelto, non c’è particolare che gli sfugga; lui non solo coglie gli scorci migliori, ma nel frattempo con generosità e umiltà, mentre stai con l’occhio nel mirino ti dice “abbassa i tempi” senza vedere le tue impostazioni in macchina, ma avendo ragione e non sai come; e se gli chiedi come mai non ti è venuta una foto, non ti fa pesare l’errore anzi ti dice “potresti provare a..” con questo condizionale che ti fa sembrare che sarai tu a trovare la quadra e invece te l’ha già risolto lui con serenità. Marco, anche detto “Macgyver” per la sua capacità di risolvere i problemi con niente, come quando mancava il tappo nel bidet e non ci si poteva fare i bagni ai piedi con il sale e lui con un bicchiere di plastica ha creato un tappo. Diventava poi “l’innominabile” difronte all’ennesima salita: si raccontano ancora le sue grida e le gesta eroiche per arrivare alla cima. Diventava infine “l’architetto” una volta raggiunta la vetta in quanto ripianificava il territorio per migliorare viabilità e servizi e da bravo team player e responsabile della comunicazione, metteva all’opera Andrea, Giorgio e me esperti creatori di slogan e gingle alquanto originali per la promozione!
Durante tutto il viaggio tra un momento ilare, gli sforzi e la stanchezza, tutti e tre hanno sempre e comunque avuto l’attenzione che, solo le persone che sanno vivere con il cuore collegato a qualsiasi cosa facciano, sanno dare e mi hanno fatta sentire come parte di una piccola famiglia. È stato facile camminare con loro tre: se rimanevi poco indietro c’era sempre uno di loro che si attardava per aspettarti e se invece eri davanti ti raggiungevano velocemente sparando quella che poteva sembrare l’ultima, e invece era solo l’inizio di una delle tante serie da ridere!!! Grazie amici miei, per avermi fatto sentire, con l’essere le persone speciali che siete, un po’ una principessa e un po’ il “quarto uomo”! Alla prossima!

Pellegrino vs. Turista: una Psicomachia

Prime due tappe fatte… Partiti da San Miniato e raggiunto a fatica Gambassi Terme (30 km molto impegnativi, soprattutto pensando che era la prima tappa), oggi invece siamo giunti nella bellissima San Gimignano… Una quindicina di km, sempre impegnativi, ma arrivati alla meta abbiamo potuto rilassarci e dedicarci al riposo muscolare. Eh sì, perché camminare è attività notevolmente complessa se si porta uno zaino e se lo si fa in maniera molto prolungata, soprattutto per chi come me di certo non si dedica assiduamente ad attività sportiva di sorta nel quotidiano.
Questo implica che mi ritrovo a vivere ad ogni passo un’accesa psicomachia, tra il desiderio di essere turista fotocamera-munito (e anche con mezzo più che prestigioso, la Fujifilm X-T1 con 4 obiettivi spettacolari 14, 23, 35 e 56) e la contingente necessità di essere un pellegrino ambulante (o meglio deambulante) obbligato a spendere quasi tutte le energie e facoltà mentali alla “sopravvivenza”. Già perché la vita a piedi mica è così semplice… Soprattutto lungo la via Francigena, dove almeno per ora non si vedono od incrociano molte anime vive…
La fotocamera sempre in mano, il cervello concentrato ad osservare, l’animo immerso nel viaggio e concentrato nel riuscire a cogliere vedute indimenticabili… E poi ti rendi conto che il tuo corpo chiama… Anzi ti richiama all’ordine, a salvare energie, a non perdere il ritmo, a non pensare al dolore ai piedi, alle spalle, a alle gambe… Ti concentri allora sul respiro, sui passi… Perché il cammino è difficile, le salite ripide, ad ogni passo sempre di più. E la fotocamera passa in secondo piano, anzi… La percepisci come un peso che ti rallenta… E allora la tua mente passa continuamente e velocemente tra i concetti di pellegrino e di artista/turista… E viceversa… E dove l’artista si stupisce ad ogni piccolo dettaglio del mondo che lo circonda, il pellegrino invece vive le asperità del viaggio come metafora di vita, come esperienza formativa, plasmante… E soffre e gioisce allo stesso tempo del sacrificio a cui è sottoposto. Perché la vita, ops, la strada è tosta e ti mette alla prova!
Ancora non so quale tra questi due aspetti che animano il mio cammino alla fine prevarrà. Non so nemmeno se uno dei due effettivamente prevarrà… Di certo so che sto imparando che la terra è dura, ruvida, aspra e polverosa… E che l’obiettivo della mia fotocamera, in queste condizioni, solo parzialmente riesce a raccontare quello che sto vivendo… E lentamente costruendo. Ma siamo solo all’inizio… Un passo alla volta!

My heart leaps up when I behold
A rainbow in the sky:
So was it when my life began;
So is it now I am a man;
So be it when I shall grow old,
Or let me die!
The Child is father of the Man;
And I could wish my days to be
Bound each to each by natural piety.
(William Wordsworth, 1888)

Chi ben comincia

Alla fine siamo scesi dal treno a Fucetto e di bus nemmeno l’ombra, per cui nessun problema di decidere se includere i 4 km verso il centro di San Miniato, nel cammino! E così il nostro percorso parte dalla stazione dei treni, 4 km e siamo all’ufficio per il ritiro delle nostre credenziali nel piccolo centro di San Miniato. Finiamo gli ultimi preparativi, chi mangiando una banana, chi un panino, riempiamo le sacche d’acqua e “ok ragazzi, siamo pronti? Ma dov’è Giorgio? Giorgioooo!” Lo trovo in chiesa che fa foto, ma secondo me una preghierina per il cammino c’è scappata, che male non fa! Gli consegno la sua credenziale e gli dico “partiamo ora”. Usciamo dalla chiesa e il sole ci travolge con la sua luce; Andrea e Marco sono già zainati, ci accodiamo e via ! Si parte e… Già ci si perde: Marco e Giorgio si fermano ovunque a scattare foto; Raddy ed io siamo più preoccupati di capire se di “sto passo” arriveremo prima di sera a Gambassi Terme! Il cammino prosegue di passo in passo; ci rendiamo conto che avevamo sottovalutato il percorso che si presenta pieni di salite, salite, salite, ma quando cavolo si scende? Dopo i primi 15 km il peso dello zaino comincia a farsi sentire; ai 20 km, complice un sole battente e nessuna vegetazione a concedermi la tregua di un po’ di refrigerio, anche i piedi si dissociano e in mezzo al nulla con un caldo che ucciderebbe qualsiasi forma di vita, con zero punti di ristoro, io comincio a vedere più volte un uomo vestito di bianco con le braccia aperte venirmi incontro! Gli altri mi incoraggiano a proseguire, non voglio mollare, ma è decisamente dura! I km dovevano essere 24, ma alla fine ne percorriamo 35! Arriviamo in ginocchio e sfiniti al bed&breakfast. Facciamo una doccia rapida e, dal momento che non ci cibavano dalla colazione, ci troviamo con le gambe sotto il tavolo nel giro di 10 minuti con un bel po’ di pane che viene innondato da un ottimo olio, per proseguire con prosciutto e melone, pasta al sugo e prosciutto, tagliata al tartufo e dessert. Il tutto accompagnato da un notevole Sirah, un rosso che ci dara’ il colpo di grazia assieme alle chiacchiere di un curioso oste che ci ubriaca di parole e di vin santo! Dalla stanchezza non abbiamo nemmeno gli occhi per guardare, ma siamo felici di esserci arrivati, ma anche semplicemente di esserci e basta ! E concludiamo la serata con un sorriso ebete stampato in viso per la soddisfazione e forse anche un po’ per il vino! Buonanotte ragazzi, a domani, se ci alziamo!!