Caro amico ti scrivo…

Questa è la mia serie delle care e vecchie cassette delle posta che ho fotografato per tutto il cammino, passando tra le case un po’ isolate che incontravamo lungo la via francigena fino ad arrivare a Roma, e fino a fotografare la cassetta delle Poste Vaticane in Piazza San Pietro, fatta con il cellulare perchè ormai avevo scaricato tutte le macchinette fotografiche.

Cosa mi ha spinto a fotografare le cassette della posta? Il fatto di essere un nostalgico? No, non rimpiango quasi mai il passato! Perché ho bisogno di una visita psichiatrica? Potrebbe, e magari ci penserò seriamente.

Però pensavo alla sorpresa di chi la apre e ci trova una lettera.

Ormai la cassetta della posta è piene di bollette ma di poche parole,  sarebbe bello  aprirla  e trovarci  una lettera scritta da un amico, da  un fratello  o da  una persona che ti ha pensato, ma scritta a mano, perchè la calligrafia  aggiunge qualcosa a quello che scrivi, le parole scritte a mano sono segni impressi, sono unici e, a chi le legge, lasciano trasparire l’emozione di chi le ha scritte.

Scrivere a mano è un po’ come camminare, invece di andare in macchina o in treno o con qualsiasi altro mezzo. La scrittura è lenta e arriva lentamente, coinvolgendo anima e corpo e lasciando un segno a ciò che scrivi. E non solo chi scrive, ma anche  chi legge, ci mette un’attenzione diversa.

Va beh! Dico io così che sto scrivendo su un blog!! certo è che non si può credere di fare a meno della tecnologia, né si può negare quanto sia utile per la condivisione e per la diffusione di pensieri, di idee e di cultura. Però una volta tanto si può prendere un foglio di carta, di quelli che ti vai a scegliere in cartolibreria, e iniziare a scriverci, come diceva qualcuno, “Caro amico ti scrivo…”

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Ultimo atto…

Ecco arrivato il momento del ritorno. Treno verso casa, viaggio che volge alla conclusione, cammino oramai lasciato alle spalle… Arti e schiena ancora un po’ indolenzite, ma The Show Must Go On. La vita va avanti, si ritorna alle “cure” di tutti i giorni… Un po’ cambiati? Forse… Con la forte convinzione che tutto finisce, come l’eterno ciclo della vita ci insegna (polvere siete e polvere tornerete). Finiscono i viaggi, finiscono i momenti di felicità, finiscono i dolori, le passioni, gli amori e… Già pure la vita. Non sto entrando in un momento di pessimismo cosmico, nemmeno di depressione, ma la fine di qualcosa lascia sempre un segno… e una riflessione in più. Il cammino mi ha sicuramente arricchito di esperienze, di momenti indimenticabili, di persone incontrate, di luoghi visti, di pensieri, di emozioni… Il viaggio ha fatto il suo lavoro dentro e fuori di me, ha scolpito qualche ricordo e aggiunto qualche segno del tempo al mio corpo, ma, come dicevo in un post precedente, non sento che la mia vita sia cambiata, questo è solo un mattone che ho aggiunto ai tanti già posati durante la mia vita… E quello che posso fare ora e continuare ad aggiungerne con un po’ di esperienza in più…
Felice che questo viaggio mi abbia anche regalato tante immagini. Eh si perché di immagini ne ho scattate tante, alle volte pure con occhio stanco, bruciato dalla luce del sole battente. Tante foto che rimarranno a suggello di una bella impresa… Non so se belle, o “buone”, come qualcuno spesso mi suggerisce di definire le foto… Perché bello è soggettivo, ma è anche vero che la Pietà di Michelangelo non è “buona”, semmai bella, emozionante, travolgente, perfetta, disorientante… Ma magari buona no. Quindi non capisco perché per la fotografia le regole di estetica non valgono (solito sterile dibattito di forma vs contenuto? Bah), ma questa è un’altra storia che racconterò altrove magari…
Impresa si diceva, un po’ come quella di eroi, atleti, esploratori… Però di cui forse ne rimarrà temporanea traccia digitale… Nulla da tramandare ai posteri, solo una piccola sfida personale vinta, solo una vacanza diversa dal solito, solo il soddisfare la necessità di qualcosa di diverso, di vivere qualcosa di unico almeno per me… Ecco sì, forse più quello e la possibilità di vivere la mia fotografia un po’ come me la immagino… Un distratto ma lento passare del mio sguardo e il semplice soffermarsi negli istanti in cui la mia visione trova gratificazione in ciò che vede… E la registra con emozione estetica, narrativa e anche un po’ intellettuale.
Ecco questo alla fine abbiamo fatto… E ora non resta che, come ci insegna Wordsworth, raccogliere queste emozioni in un momento tranquillo e cercare (nel mio caso) di trasformarle in qualcosa che si avvicini alla poesia…

«I have said that poetry is the spontaneus overflow of powerful feelings: it takes its origin from emotion recollected into tranquillity »

…Bella Sorpresa Fuori Pista…

La tappa di Radicofani ci ha portato fuori via Francigena. L’agriturismo prenotato si trovava 6 km fuori del nostro percorso, e sul versante opposto del monte che avremmo dovuto discendere. Dopo un primo momento di smarrimento Monica e io che seguendo la via Cassia siamo arrivati prima di Andrea e Giorgio alla base della salita al paese, decidiamo di prendere un mezzo per arrivare all’agriturismo. I due nostri compagni presi da raptus agonistico invece decidono per la scalata degli 800 e passa metri (8 km in salita) verso il borgo medievale.

Andrea e Giorgio arrivati dopo durissima tappa.

La sorpresa, però, è stata scoprire che l’agriturismo prenotato è gestito mirabilmente da due splendide persone, Walter e Daniela. I quali ci hanno accolto con grande cortesia e gentilezza, spingendosi fino a fare da tassisti per recuperare a Radicofani Giorgio e Andrea sfiniti dal gesto atletico, il giorno successivo riportarci sulla via Francigena.

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La signora Daniela ed Elettra

L’agriturismo La Palazzina (così si chiama la struttura) è un bellissimo edificio del ‘700, completamente ristrutturato ma ancora con il gusto antico…

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Interno dell’elegante e accogliente agriturismo La Palazzina.

Le camere sono spaziose e luminose, e la nostra dotata di una splendida ed enorme terrazza panoramica che guarda sulla valle. Parco immenso e uliveto sterminato, una totale immersione nel silenzio della natura, è ciò che ci è stato offerto per una sera, con l’aggiunta di uno splendido tuffo in piscina… Ma speciale menzione è d’obbligo per la cena… La quale già al nostro arrivo si presagiva essere gustosissima, visto che Walter era impegnato nel preparare dei fantastici ravioli fatti in casa…

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Pappa col pomodoro

Menù prestigioso con Pappa al Pomodoro, Ravioli Fatti in Casa al Burro e Salvia, Cinghiale in Umido con Ratatuille il tutto annaffiato da splendido Vino Rosso. Per chiudere un grande classico toscano, Vin Santo e Cantucci… Tutto di pregevole qualità, servito e preparato con grande passione e simpatia. Bravi proprio… Consigliamo a tutti una visita!

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Il panorama tra gli uliveti.

…nel mezzo del cammin (di nostra vita)

And do I stand alone
Like a fool out in the rain
Hanging on somehow
To an ancient vow
Where there’s nothing left to gain

Un anno fa circa, la mia vita prendeva una strada diversa da quella che mi sarei aspettato, diversa da quanto progettato e immaginato… Oggi mi ritrovo, a metà di una strada di 340 km che sto percorrendo a piedi, In compagnia di tre straordinari compagni di avventura, che più che una vacanza od un semplice viaggio sembra volersi trasformare in una lezione di vita.

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Ad ogni passo, la mente, anche se fiaccata e distratta da un corpo che langue ogni giorno di più, trova la forza di vagare tra pensieri, progetti nuovi, preoccupazioni e spesso si lascia prendere dalla memoria di qualche brandello di canzone che parte in loop ipnotico… Ma molto più spesso ritorno alle letture del passato perché il tipo di cammino e il paesaggio mi riportano all’antichità: Chaucer in primis, il Pilgrim’s Progress, il Piers Plowman, fino ad arrivare ai moderni Into The Wild e On the Road, o ai testi di Thoreau e le Lyrical Ballads di Wordswords e Coleridge… Insomma parole e immagini, immagini e parole; parole che enfatizzano immagini, immagini che ispirano parole, idee che poi diventano parole e immagini assieme…
Giunto a metà di questo cammino, la stanchezza si fa sentire… Sarà che non mi ero preparato, sarà che esco da un periodo di malattia lungo e il mio corpo è debilitato (ho preso antibiotici fino a ieri), sarà che scopro di giorno in giorno che comunque la motivazione per questo viaggio è più quella del fotografo che quella spirituale…

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Ma il cammino non mi sta cambiando profondamente, anzi sta rinforzando molte mie piccole convinzioni… Al di là di tutto, il cambiamento della nostra vita avviene solo se lo vogliamo se ne sentiamo la necessità profondamente, ma allo stesso tempo non è qualcosa che possiamo comandare, o si parte per un viaggio e per magia tutto accade… Il cambiamento è frutto di un lungo percorso fatto di piccoli passi… A cui ogni tanto qualche evento, vuoi per necessità vuoi per forza maggiore, aggiunge qualche passo lungo (alle volte più lungo di quello che possiamo fare), che, volendo seguire la metafora, magari ci provoca una contrattura muscolare o uno strappo, e ci lascia delle cicatrici…
Come in viaggio, così nella vita però, chi si ferma è perduto. A poco serve guardare la strada fatta, e spesso a poco serve anche guardare troppo avanti perché non sempre la strada ci porta diretti alla meta, talune volte lungo la strada si cambia pure meta, si devia… Può anche succedere che la vista ci inganni e dove da lontano vediamo un rettilineo alle volte invece ci sia una curva… Ritorno al mio pensiero di qualche giorno fa, quindi… Un passo alla volta…
Avere ambizioni, ma mai porre troppe aspettative… Avere un obiettivo, ma mantenere flessibilità di pensiero e adattabilità… Non so se questo è ciò che un viaggio così alla fine mi insegnerà, ma per ora è quello che sento che mi stia dando… Perché la vita è un viaggio, e il viaggio è la vita, perché non sappiamo questo viaggio quando può finire, e nemmeno dove esattamente ci porterà. Se 5 anni fa mi avessero detto che oggi mi sarei trovato accampato in un vecchio casale diroccato in cima ad un colle con una vista mozzafiato sulla piana del Viterbese dopo aver completamente cambiato la mia vita in 12 mesi… Non ci avrei mai creduto. E invece credere è parola fondamentale… E mi riporta alla mia band preferita da una parte e a vedere in chiave nuova un loro celebre brano che ha segnato momenti importanti della mia vita… Mi porta a sentire la necessità di credere in me, credere e affidarmi alle mie forze e alle mie capacità, perché in questo viaggio anche se si è in gruppo alla fine si è sempre da soli, e solo a noi stessi alla fine dei giorni dovremo rendere conto.

E come diceva Fox Mulder… “I want to believe”.

And for all the roads you followed
And for all you did not find
And for all the dreams you had to leave behind